OBBEDIENZA ALLA CHIESA
- Ruggiero Delvecchio
- 13 dic 2023
- Tempo di lettura: 4 min

Non sempre facile ma per un Cattolico è doveroso. Seguendo i cardini del Movimento che sono la Fedeltà al Magistero, il Lavoro e la Democrazia sono un attimo in imbarazzo in quanto questo blog nasce proprio per creare uno spazio "democratico e di dialogo" all'interno del Movimento.
Forse però ha ragione il nostro Assistente Spirtuale che ha affermato che questo spazio "non è stato capito" e si presta più a creare confusione e malumori che dialettica interna. "Dialettica interna" merce rara in questo momento. Introvabile, direi. Si preferisce commissaria anziché discutere. Ma tant'è.
"L'obbedienza alla Chiesa impegno e virtù di tutti i fedeli" affermò Paolo VI. Perché l’obbedienza comporta un duplice elemento esteriore al singolo individuo, o al singolo gruppo: ascoltare un’altra voce che non la propria, ed agire in conformità a questa voce, che suona comando, che attesta un’autorità, che piega l’uditore a un modo di pensare e di fare di cui egli non è l’autore e di cui spesso non vede il perché. L’eccessiva valutazione dei criteri soggettivi non riesce più a comprendere come un altro criterio estrinseco, l’autorità, abbia titolo per interferire nella spontanea e naturale espressione d’un essere o d’un gruppo umano. Filosofi di ieri, fanno ancora da maestri a quelli di oggi, i quali non indietreggiano davanti alle estreme conseguenze della contestazione, della ribellione e perfino dell’anarchia e del nichilismo. Se ne sono vedute alcune violente applicazioni proprio in questi ultimi tempi. E quasi non bastasse a screditare l’obbedienza presso le giovani generazioni, con le negazioni, più o meno radicali, di quella antica virtù civile e cristiana, si moltiplicano le affermazioni esagerate e intollerabili; quelle dell’oppressione totalitaria, imposte con evoluti sistemi di forza e di legalismo poliziesco, e quelle dell’imposizione pubblicitaria, introdotta dai formidabili mezzi di comunicazione «di massa», come ora si dice, accolta insensibilmente e simultaneamente da docili milioni di clienti aderenti a ciò che leggono, a ciò che ascoltano, a ciò che vedono. Deve l’uomo moderno obbedire così? Non è questa invasione di voci, di idee, di esempi, di mode, di concertazioni simultanee una servitù, un’obbedienza, inavvertita e gradita, se volete, che diminuisce e avvilisce l’autonomia della personalità? E se dal campo profano passiamo a quello religioso, e precisamente a quello della nostra vita cattolica, non è anch’essa dominata da un dogmatismo che soffoca la libertà di pensiero e di coscienza? Quante cose sarebbero da dire anche a questo riguardo, e proprio per le recenti ripercussioni suscitate da determinati atti del magistero ecclesiastico: qual è la sua competenza? qual è la sua autorità? qual è la sua stabilità? Il «fiat» che diciamo ogni momento nella nostra preghiera: «Sia fatta la tua volontà», non è l’atto più consueto e più completo della nostra obbedienza al supremo e intimo comando divino? E non sarebbe facile determinare il felice rapporto che esiste fra la vera obbedienza e la libertà, la coscienza, la responsabilità, la personalità, la maturità, la forza naturale, e ogni altra prerogativa della dignità umana, come ogni nostra onorevole e funzionale posizione nella comunità ecclesiale, solo che ci bastasse la pazienza di riandare i titoli legittimi, le esigenze ed i limiti, dell’obbedienza, quale la Sacra Scrittura e l’autentica dottrina della Chiesa ci descrive? E come potremmo parlare ancora di pace senza riferirci al principio che produce, dentro e fuori di noi, quell’ordine che appunto genera e assicura la pace, l’obbedienza, cioè? Oboedientia et pax: formula cara al ven. Cardinal Baronio, e poi al Papa Giovanni XXIII.
Sì, avremmo tante cose da dire su questo tema. Si è scritto tanto su di esso, anche in questi ultimi anni
Ma ora solo due cose dirò; Primo: è il mistero dell’obbedienza in Cristo nostro Signore e mistero, che a noi si partecipa, in modo che da «questo aspetto fondamentale dell’obbedienza non solo a Cristo, ma di Cristo a noi comunicata, scaturisce il senso cristiano dell’obbedienza» ( Lochet ).
Potremmo proseguire, e godere della scoperta dell’equivalenza che, a questo livello, l’obbedienza acquista con l’amore. Vi sarebbe tutto da dire del nuovo stile, nell’identica sostanza, che l’obbedienza acquista nella Chiesa in seguito agli insegnamenti del Concilio; un cennoè stato fatto nell' Enciclica Ecclesiam suam. Sigilliamo tutta questa dottrina, questa nuova pedagogia, questa nuova pratica dell’obbedienza, con la memoria dell’esortazione, che l’Apostolo Pietro, intimava ai primi cristiani: "Nella rivelazione di Gesù Cristo (comportatevi) come figli di obbedienza".
E il secondo punto è molto più terreno. Dopo la prima richiesta, ho espressamente chiesto a don Poli, che ringrazio per la franchezza, cosa dovessi fare e mi ha chiesto di chiudere questa esperienza. Con dispiacere ma in piena libertà: obbedisco.
Ringrazio i pochi o tanti che hanno voluto leggermi in questi pochi mesi. ai tanti o pochi che mi hanno scritto via mail, tanti o pochi che mi hanno deriso. Mi scuso con i tanti o pochi che si sono sentiti offesi. Non c'era nessuna volontà. Mi dispiace per i tanti o pochi che hanno dovuto scomodare un avvocato quando potevano alzare la cornetta (ricordo che l'interurbana non si paga più). Ringrazio tutti e prego perché il Movimento possa, dopo i problemi dell'ultimo periodo, divenire luogo non solo di democrazia ma di accrescimento culturale e spirtuale per tutti noi.
un abbraccio a tutti
Ruggiero
Comments